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Pil, Competere.EU: “Revisioni Istat consegnano al governo tesoretto ma congiuntura attuale resta negativa”

VeneziaPil, Competere.EU: “Revisioni Istat consegnano al governo tesoretto ma congiuntura attuale resta negativa”

(Adnkronos) – “Il deterioramento del contesto economico italiano avviene all’interno di uno scenario che, anche a livello internazionale, mostra segnali di ulteriore rallentamento; ciò accresce il deficit, rispetto a quanto previsto nel Def, anche a causa di un pil più basso di quello atteso; ma una piccola mano, sul fronte delle risorse destinate a coprire l’aumento del deficit, potrebbe arrivare dalle nuove revisioni che l’Istat ha annunciato per il triennio 2020-2022 e che verranno presentate venerdì 22 settembre”. Lo dichiara il segretario generale di Competere.Eu, Roberto Race, nel presentare l’analisi congiunturale del think tank sull’andamento dell’economia italiana. 

“Per l’Italia – spiega – questa revisione cambierà la narrativa sull’uscita dal Covid: il recupero dei livelli pre-Covid sarebbe stato raggiunto, infatti, già nel 2021 e attualmente, secondo alcune nostre valutazioni preliminari, il livello di pil potrebbe essere di oltre 4 punti più alto rispetto a quello di fine 2019, confermando il primato europeo dell’Italia nella velocità di recupero”.  

“Venerdì prossimo – dice – è stata convocata una conferenza stampa nel corso della quale verranno presentati gli aggiornamenti delle stime di crescita del pil nominale (e in volume) dovuta al recepimento di nuove fonti statistiche strutturali e in particolare del sistema informativo integrato per la stima delle variabili dei Conti economici delle imprese. Queste revisioni saranno particolarmente rilevanti per il 2021, anno per il quale è stato già comunicato un incremento del pil nominale compreso tra 1,8% e 2,1% rispetto alle stime diffuse il 1° marzo 2023”.  

“Non si hanno altri dettagli – avverte – ma di certo già questo contribuisce a ridurre la quota di debito e di deficit sul pil, quantomeno nel 2021, consentendo probabilmente la costituzione di un ‘tesoretto’ inatteso (difficile da quantificare oggi, prima di conoscere i dettagli da parte dell’Istat) da potere portare nella prossima manovra finanziaria. Tesoretto che potrebbe andare a coprire parte delle richieste delle imprese fatte da associazioni datoriali come Confindustria, Ance e Confcommercio”. 

“Il caso italiano – avverte – non è isolato, in quanto revisioni della crescita del pil a ridosso della crisi Covid sono in atto anche in altri paesi, sebbene gli incrementi siano di intensità inferiore. In Spagna la revisione al rialzo per il 2021 è stata di nove decimi di punto e di tre decimi per il 2022. In UK il livello attuale di pil, grazie alle revisioni comunicate la scorsa settimana, è più alto di circa 1,7 punti rispetto ai livelli stimati in precedenza”.  

“Nell’ultimo mese, da quando – spiega Race – il 16 agosto abbiamo realizzato la precedente nota congiunturale, i dati qualitativi e quantitativi diffusi da diversi istituti hanno confermato il deterioramento del contesto economico italiano all’interno di uno scenario che, anche a livello internazionale, mostra segnali di ulteriore rallentamento. Anche i principali previsori come Confindustria, Banca d’Italia e il Governo stesso stanno prendendo atto del mutamento di contesto rivedendo al ribasso le proprie stime di crescita, ad oggi molto ottimistiche”. 

“Sono diversi – fa notare – i fattori che incidono: si sono accentuati gli scricchiolii del dragone cinese a causa della crisi del settore immobiliare e delle tensioni geopolitiche che accentuano un rallentamento globale in corso anche per gli aumenti dei tassi (sia Fed che Bce hanno alzato di un quarto di punto i tassi di riferimento) i cui effetti sulla domanda sono già evidenti, soprattutto in Europa. Inoltre, nel Vecchio Continente la Germania si sta rivelando il ‘malato d’Europa’, per effetto dei forti legami con la Cina, in particolare sul settore automotive che sta risentendo più di altri della svolta green. L’Italia non è esente da questo contagio poiché è il principale fornitore dell’economia tedesca per componenti di auto”.  

“La debolezza dell’economia tedesca – continua Race – ha effetti rilevanti sulla dinamica dell’industria italiana. Anche per questa ragione la produzione industriale italiana mostra, ormai da mesi, segnali di forte debolezza. In luglio è tornata a diminuire (-0,7%) dopo due mesi di recuperi; a livello settoriale ha dato un contributo positivo solo il comparto energetico, che ha prodotto più del solito per l’accresciuta domanda di energia dovuta alle temperature elevate registrate nel mese. Se si osserva la dinamica nel solo manifatturiero, la diminuzione è più marcata (-1,1% su giugno), con i settori alimentare e mezzi di trasporto che mostrano i cali di attività più forti”.  

“A luglio – ricorda – è venuto meno l’apporto di entrambe le componenti della domanda: quella estera è diminuita dell’1,8% mentre la caduta delle importazioni nello stesso mese (-4,7%), insieme alla diminuzione delle vendite al dettaglio (-0,2% in volume), è sintomo di una ulteriore perdita di slancio anche della domanda interna, già fortemente compromessa dal contestuale impatto di tassi elevati e inflazione in lento rallentamento, fattori che hanno ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e limitato le prospettive di consumo”. 

“Con i dati disponibili fino a luglio – ricorda – la produzione industriale entra nel terzo trimestre con una dinamica quasi piatta che, se confermata, potrebbe interrompere nei mesi estivi il calo trimestrale che procede ininterrottamente da un anno. Gli indicatori qualitativi, però, non offrono informazioni favorevoli: la fiducia degli imprenditori manifatturieri è diminuita tra giugno e agosto e le scorte di prodotti finiti sono aumentate pur in presenza di attese di produzione in peggioramento, segno che la domanda sta diminuendo più di quanto atteso e l’accumulo nei magazzini rappresenta un deterrente alla produzione nei prossimi mesi”.  

“Anche il comparto edile – scrive oberto Race nella nota congiunturale di Competere.EU – dopo i fasti degli ultimi due anni, sta mostrando segnali di significativo arretramento. Gli investimenti sono diminuiti nel secondo trimestre e le informazioni attuali non lasciano intravedere un’inversione di tendenza nel breve periodo, tenuto conto dell’incertezza legata al Superbonus che sta allontanando imprese e privati dal suo utilizzo. Inoltre, nonostante l’aumento del costo del denaro, che si è rafforzato in seguito al recente rialzo dei tassi Bce (la settimana scorsa portati al 4,5%), i prezzi delle case hanno continuato ad aumentare, risentendo dei rincari delle materie prime e del materiale da costruzione che si erano avuti nel corso del 2022. Gli ultimi dati continua a leggere sul sito di riferimento

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