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Dall’Italia 160 pellegrini in volo verso la guerra in Terra Santa, ‘cicerone’ il Cardinale Zuppi

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BOLOGNA – In volo dall’Italia verso la Terra Santa, malgrado la guerra. Sono i primi pellegrini dal 7 ottobre scorso, data che ha segnato l’avvio del conflitto tra Israele e Hamas e la tragedia nella Striscia di Gaza. Capofila del “gruppo” è Matteo Zuppi, cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, intercettato questa mattina mentre è in fila all’aeroporto “Marconi” e attende il check in per il volo.

“Pensiamo all’amico che sta male. E’ come quando un nostro amico sta male: è importante andarlo a trovare”: Zuppi, nell’attesa con i compagni di viaggio verso Israele, inquadra così, parlando ai cronisti, il senso del pellegrinaggio di pace che inizia oggi. In 161 visiteranno i luoghi della Terra santa da oggi a domenica, i primi pellegrini dal 7 ottobre.

Un’idea nata a Pasqua da Zuppi e dal patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa: quando fu proposta, la reazione fu quasi di incredulità: “Di che anno stiamo parlando?”, fu più o meno la reazione. Risposta: appena si può. E oggi si parte. “Se siamo qui è perché non è tutto a posto” là dove infuria la guerra, dice una partecipante al viaggio. “Eppure bisogna crederci, sta succedendo”, le risponde la vicina. “E’ un’idea di pace che si prova a costruire”, aggiunge un altro.

ZUPPI: “NON BASTA UN ‘MESSAGGINO’, CON LA PRESENZA PORTIAMO VICINANZA E AMICIZIA”

“Quello che sta accadendo tra Israele e Palestina è “una delle tragedie più grandi del nostro tempo. E’ come andare da un amico che sta male ed è in sofferenza: non possiamo portare niente tranne che vicinanza e amicizia, e dire ‘siamo con te’, e questo è quello che conta”, insiste Zuppi. C’è anche una quota di coraggio. “Le condizioni (sul ‘terreno’ in Medio oriente, ndr) sconsigliano chiunque e invece consigliano gli amici a riprova, a maggior ragione, di una dimostrazione di amicizia. Di solito per un problema si manda un messaggino, ma la la presenza è sempre diversa: non dobbiamo mai rendere l’amore in remoto. Il Padreterno da remoto si è fatto presenza…”, annota il cardinale. Il pellegrinaggio, aggiunge, è “molto atteso” in Terra Santa: prevede incontri con realtà israeliane, palestinesi e della comunità cristiana locale. “Incontreremo e ascolteremo, diremo ‘vi siamo vicini, e preghiamo per voi e insieme a voi’. Non aspettiamo che il giorno della fine della violenza e della ripresa della speranza di futuro”.

PARTENZE DA BOLOGNA, MILANO, ROMA E VENEZIA, A RUBA I PRIMI 100 BIGLIETTI

Altri pellegrini partono sempre oggi da Milano, Roma e Venezia. I primi 100 biglietti sono andati letteralmente a ruba e se ne sono aggiunti altri riuscendo a trovare i voli. “Quasi un miracolo”, dicono gli organizzatori. Per accogliere i pellegrini, alcuni hotel di fatto apriranno appositamente. “C’è un desiderio di comunione con comunità cristiane e con questi due popoli” nella speranza che “portare una presenza” inneschi “un sentimento di desiderio di pace e riconciliazione” tra i due popoli e anche con i “cristiani nostri fratelli che sono non solo nella tribolazione ma anche nel martirio”, dice don Mario Zacchini, parroco di Sant’Antonio di Savena.
“E’ stato un grande impegno. Un ponte aereo con partenze da Milano, Roma e Venezia. Una grande responsabilità e un servizio per la pace. Il pellegrinaggio è una risposta ad una chiamata di monsignor Pizzaballa che a Pasqua ci ha detto ‘tornate’ perché il turismo religioso è segno di speranza e ripresa dell’economia distrutta dal conflitto. Questo viaggio è insieme solidarietà, amicizia e servizio”, dice Andrea Babbi, presidente della Petroniana viaggi che ha organizzato il pellegrinaggio.

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